Sculture nate dal silenzio e dal pensiero dell’anima. Tra il 2011 e il 2015, un intero popolo di creature narranti si è manifestato al cambiare delle stagioni. Hanno attraversato i confini del Pianeta parlando una lingua universale. Terra, preghiera, rigore, radice, grazia, spazio. Dall’Italia all’India, fino al Giappone, Cina, Corea, Russia, Francia, America, Germania, Arabia. Corpi d’argilla dipinti d’oro, guerrieri della luce, fragili custodi del vento e della pioggia, del mare e del deserto. Vibrano nell’immobilità, svolgono azioni parallele. L’oro che le avvolge è il segno di quell’anelito al divino che le rende vive; la disciplina dell’armonia, il fluire delle energie attraverso materia plasmata. Solitudine e convivenza, valore dell’aria. Meritano cura, sono la testimonianza tangibile del giorno in cui l’uomo ha teso le mani per toccare l’infinito. (Manifesto Rispetto Pianeta)
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Piccoli Soli d’Argilla. (Bene Merentibus)
Navigai come tavola nell’acqua, sostegno ignudo ai passi dei miei cari, senza barriere, senza alcun giudizio, offrendo il petto ai loro giorni amari. Sognavo una dimora di calore, un’edicola adorna di intenti, custodi unici di una carezza capace di lenire i cuori spenti. Ma il tempo ruota e stringe la sua morsa, le colpe antiche tornano all’altare: generazione dopo generazione, l’acqua alla gola e il buio del presagio. Ognuno esige il prezzo del passaggio, ognuno vende il senso del viaggio. Tradito è ormai quel limpido messaggio che non cercava patti né compensi, ma solo la poetica del mondo, l’umile tetto offerto ai viandanti. Subii l’accusa e scelsi il silenzio: perdonai l’offesa senza cancellarla. Ho confidato nel potere del tempo, nel sacramento bianco di un candore, posando a terra un fiore. Cresce robusto l’albero e s’innalza, attingono la linfa le radici, mentre le foglie il vento porta via; di quei rami rammento la poesia. Là fuori la tribù compra i legami, paga un biglietto in prima fila e siede; tutti condottieri dietro le tribune, tutti colmi di un monito molesto, che del dolore altrui si fa pretesto. Non posso dare luce all’incoscienza, né rischiarare il torto del subire. Ma resta un’eco vivo nella mente, una scintilla che non vuol morire: È la protesta soave e mai arresa di chi, non visto, rifiutò la contesa. (Mancanza di Mia)







