Il Sacro Velo di Sant’Agata nel Tempo della Celerità

C’è un silenzio, a Catania, che non fa rumore ma che pesa più di mille grida. È il silenzio del devoto che, davanti all’altare della Cattedrale, guarda quel sacello blindato e si interroga. In un’epoca in cui ogni cosa corre, si consuma e si dimentica nello spazio di un clic, in un tempo in cui le notizie si rincorrono in un calderone incessante che tutto banalizza, esiste un perno che credevamo immobile. Un punto fermo che, per secoli, ha garantito ai figli di questa terra che, qualunque tempesta si abbattesse sul mondo, lo Scudo era lì, Custodito, Intatto. (1126-2026) – Oggi, chi guarda dall’esterno legge i titoli dei giornali che annunciano Catania e Gallipoli gemellate nella devozione per Sant’Agata. Una notizia che per molti rappresenta un nobile accordo tra municipalità, una pagina di storia ecclesiastica legata al Giubileo dei novecento anni dal ritorno in patria delle reliquie. La notizia ci giunge avvolta nel linguaggio impeccabile dei protocolli, delle massime garanzie di sicurezza, dei patti istituzionali. Si parla di “Chiesa in uscita”, di ponti culturali tra la Sicilia e il Salento, di una fede che si fa itinerante per riannodare fili millenari. E noi non dubitiamo della buona fede, né delle alte motivazioni spirituali o pastorali che muovono le nostre autorità ecclesiastiche e civili. Riconosciamo il respiro universale di questo abbraccio. Tuttavia, proprio dietro la solennità di questo gemellaggio, sotto la superficie dei comunicati ufficiali, pulsa una ferita profonda. Una domanda che non nasce da un’esasperazione sterile, ma da un amore geloso e protettivo. Chi non vive questo viscerale legame cittadino forse non può comprendere il fremito, il vibrare di un’intera comunità che si interroga. Perché adesso? In questo preciso momento storico, così denso di crisi, incertezze e smarrimento, c’era davvero bisogno di muovere il cuore di Catania? Da bambini ci è stato insegnato il Sacro Rispetto per quel tesoro custodito nel forziere. Ci è stato tramandato che il Velo varcava le soglie del Duomo, solo quando la terra tremava o il fuoco dell’Etna minacciava di inghiottire le nostre case. Quell’andare incontro al pericolo non era un viaggio programmato per sigillare un gemellaggio fuori dall’isola, per quanto storico; era l’atto estremo, solenne e tremendo di un popolo in ginocchio che invocava protezione. Era l’eccezione che confermava l’eterno. Assistiamo a una dinamica che rischia di confondersi con la fretta del nostro secolo. Il timore più grande, che abita il cuore di molti cittadini devoti, è che anche il sacro possa essere lentamente assorbito da quel meccanismo moderno che trasforma ogni cosa in un evento da documentare in serie, in una parata, in un “apriporta” cerimoniale. C’è il rischio sottile, ma reale, che l’eccezionale diventi normale, e che la vicinanza fisica della reliquia, portata lontano dai suoi luoghi, tolga quel velo di mistero e trascendenza che la proteggeva. Spostare un simbolo così immenso senza una vera consultazione cittadina, senza che il popolo abbia potuto interiorizzare e condividere questa scelta, lascia un senso di solitudine. Ci fa sentire spettatori di decisioni calate dall’alto, proprio mentre avremmo bisogno, al contrario, di essere presi per mano e rassicurati. Questa non è una protesta contro la fratellanza con altre città altrettanto devote, né un rifiuto del dialogo. È il grido di chi chiede di non anestetizzare la fede, di non abituarsi alla velocità che tutto consuma nel calderone mediatico. Perché se persino il “forziere della nostra anima” diventa itinerante, l’uomo moderno, già fragile e scosso dalle crisi del presente avverte il brivido di non avere più un porto sicuro in cui rifugiarsi. Custodire Sant’Agata non significa solo proteggere l’oro o i tessuti dai rischi del viaggio. Significa proteggere il significato profondo della sua stabilità. Significa ricordare al mondo, che corre senza meta, che ci sono cose che devono rimanere ferme. Perché è solo restando ferma, nel cuore della sua Catania, che Agata continua a essere l’ancora di tutti. (Sommacco Siciliano)

Sommacco Siciliano

Eremo Creativo

Invidiano i creativi perché risiedono in un mondo fuori dalla logica del potere, sono vivi – Luce Soave Brilla in Cuori Desiderosi di Magia / Non esiste peggior nemico di un invidioso, ammirano ciò che odiano, la loro ombra cerca cavalcare la luce della vittima e sarebbero capaci anche di ucciderla pur di rivestirsi di quell’essenza \ La bellezza infastidisce le persone carenti d’animo | 2000 @ Abbracci di confusione 117/146 Cm.

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Il Sigillo del Vento

Atto poetico per l’inviolabilità del Mistero – Cercano la carne tra le teche di vetro, spezzano i sigilli dei tempi andati, mentre l’Altare dove si serve il Corpo di Cristo, si specchia in una luce artificiale, sormontato da un mega schermo che oscura il Sacrificio per umane ambizioni. Trema la terra e trema il pensiero davanti a quel Cranio sacro che fa paura persino nominare, ora dato in pasto alle foto che riempiono la rete. Chiamano devozione la trasparenza forzata, lo sguardo che fruga, ma il Mistero spogliato non abita lì. Subiscono i devoti l’esasperazione del rito, piegati a scelte che san di vanità e moderna superbia, come un capriccio che svuota l’antico silenzio. Se la Chiesa è giusta, si faccia da parte. Se la Chiesa è giusta, ritorni sui passi, e si scopra figlia, e non madre, del coraggio intonso di una Figlia fiera. Perché Agata non risiede nell’osso mostrato, né nell’oro pesante che copre il martirio; lei parla ai devoti che sanno ascoltare, nella lingua segreta che il mondo non ha. Parla nel vento che spazza la piazza, nell’aria sottile che stringe la gola, nel pianto improvviso di questa pioggia e nella luce di un sole che oggi, sul viso, era gelido come la lama del mondo. Restino chiusi i reliquiari nei secoli dei secoli. Resti l’invisibile a fondare la fede. Perché dove l’uomo impone lo schermo, la Santa si muove, sovrana, nel vento. (Etna Cuore Pulsante)

Etna imprints of peace

Tre Mesi Senza Mia

Adoro le colombe, proprio questa mattina ho familiarizzato con una colonia che mi ha onorato della sua presenza, quasi come benedicesse il mio passo. Sono piccoli esseri che ci guidano ed osservano da prima che potessimo apprendere la matematica, ci sono sempre state accanto.

Empire State Building

“Quando il potere dell’amore supera l’amore per il potere, il mondo conoscerà la pace.” Questa è la frase che due ragazzi sono riusciti a collocare sulla sommità dell’Empire State Building, dimostrando al mondo che per quanto il Sistema operi per limitare la libertà di ogni individuo, creando gabbie invisibili da determinare una dittatura silente, l’amore di due ragazzi testimonia al mondo di scavalcare quei recinti, disarmando una sicurezza apparente e facendo risaltare l’ideale. (Spring in New York)

Il Sindaco è socio di mio padre, San Giovanni Li Cuti

Diario Fotografico Comunicazione Concettuale – Mio padre è socio del Sindaco. (Micro/Macro) / Le ombre suggeriscono un’oscillazione del tempo, all’improvviso sembrano manifestarsi \ Basterebbe davvero poco alla bellezza allontanare le barriere. Pranzi conviviali, adozioni, viaggi nella fantasia. La forza siede allo stesso tavolo della fragilità, sono un’unica persona.

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Lutto

In questa Terra, dove i lupi si muovono in branco e gli sciacalli danzano il tango, esistono aquile che volano alte e imperterrite a proteggere quel nido che le ha viste nascere. Stanche risiedono lontane da tavoli incongruenti, non parlano del fango, né tantomeno stringono compromessi per innalzarsi a discapito dei più fragili, volano perché questa è la loro Natura, non chiedono riparo, offrono il loro essere come Riscatto ad una popolazione che ha fatto dell’identità, baratto. (Scritto Contemporaneo)

Sicilian Artist Involuntary Art

Sicily Contemporary Artist

La pausa, le voci, respiro gli odori, i miei occhi vedono, sentono le parole del cuore congiungersi con la profondità. In lontananza mi nutro di quel silenzio abbracciare mondi sottili. Ho rivolto la presenza alla fragilità, al dono lontano dal reagire all’arido presagio. Immagino, sogno, il fico cresce spontaneo in questa terra, le pietre tonde suonano con le onde. Bisognerebbe dedicarsi un tempo, fermarsi finché tutto cambi. Il palmo della propria mano, una palma, il vento, il suono del mare. (San Giovanni Li Cuti)

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Identità Violata

Amore mio chi ci capisce è bravo! gabbiani che la notte volate sopra i nostri tetti, luminosi nel buio a rosa cosparsi danzate, io lo so perché cantate – Eliodoro era Ebreo e viveva dentro la Giudecca, la Giudecca era tra la pescheria fino al Monte Vergine. Gli Ebrei da sempre sono stati vicini al culto della luna e del sole e di tutte le stelle, una spiritualità più occulta riguardo quella praticata dal cattolicesimo. Eliodoro aveva un grande desiderio, divenire vescovo della chiesa di Catania, ma si trovò presto in contrasto con l’ipocrisia dentro le mura. Il Liotru era un formichiere che in seguito dopo l’uccisione dello stesso Eliodoro appena avanti gli Archi della Marina, precisamente alla fornace, venne tramutato in Elefante. Quella pietra che lo stesso Eliodoro aveva scolpito, forgiato da lava viva aveva dei poteri paranormali, per questo fu sigillata alla custodia della città. (Mercato Popolare Catania)

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Presenza

Amore Mia cucciola preziosa, l’ultima foto, chi ha avuto il piacere di conoscerti ti ha riconosciuto come l’anziana guida e non mi stupisco come tu faccia ancora oggi sempre più veloce a darmi conferma della tua Presenza. Difficile spiegare quanto mai ci siamo separati e quanto tutto il Creato oggi sia presente nel tuo guardarmi. Una cosa hai voluto da me e in quel fare tu mi hai accompagnato. Il rispetto per il pianeta, l’accoglienza dei più fragili, lo sguardo di chi solo amore è riuscito a darmi. Mi hai salvato, incoraggiato e oggi mi testimoni nonostante non ti tocchi, che il respiro, lo spirito viaggia e resta ancorato al sentimento, e ancora oggi io ti sento. A te devoto

Mia Cucciola Preziosa